NO TIME, NO SPACE

L’Anticristo non verrà brandendo la spada, ma invocando i rischi esistenziali — nucleare, clima, intelligenza artificiale — con il progetto crudele e possente di spaventare le popolazioni e legittimare un controllo totale sulla scienza attraverso un governo mondiale.

Peter Thiel è giunto a Roma per una quattro giorni di Thiel-pensiero segretissimo, ristrettissimo e in odor di santità. Con grande interesse lo ha accolto una platea composta da selezionate persone di mondo. Circa. Tra di loro un mio prodigioso insider… potremmo definirlo il nostro agente all’Avana suo malgrado. Poche sorprese: duecento ospiti, di cui quasi la metà stranieri. I partecipanti appartenevano in larga parte al mondo accademico o a think tank liberali, con diversi fratacchioni e tantissimi studenti (internazionali). Nessun volto noto o governativo/istituzionale. Di giornalisti accreditati c’erano Capezzone, Arditti de Il Tempo, Bechis Jr. de Il Messaggero e due del TG1.

Ah, per chi non lo conoscesse, Peter Thiel è il fondatore di PayPal, uno dei primi investitori di Facebook e padrone di Palantir. Nei primi anni del Duemila era considerato un outsider di destra in un ambiente dominato da correnti liberal (la Silicon Valley di allora, quella di Google che aveva come motto “Non essere malvagio” per intenderci) oggi invece è tipo un filosofo-santone che finanzia Trump e dice cose… o come si è definito lui stesso «un piccolo vecchio cristiano ortodosso e un umile liberale classico con una sola apparente, piccola deviazione dall’ortodossia liberale classica: la preoccupazione per l’Anticristo».

GIORNO I

La base della prima giornata (un’ora di conferenza e un’ora di domande dal pubblico) poggia sulla sua vecchia tesi della stagnazione tecnologica: dal 1970 il progresso si è fermato nel mondo degli atomi — energia, trasporti, medicina — e ha continuato soltanto nel mondo dei bit. Una civiltà che avanza solo nel virtuale è una civiltà che si prepara, senza saperlo, alla propria irrilevanza materiale.

Thiel osserva che dal Trattato di Westfalia (1648) il mondo ha smesso di parlare pubblicamente dell’Anticristo, relegando il Cristianesimo a una dimensione puramente interiore e privando la politica della capacità di riconoscere le minacce totalitarie globali.

Sul piano geopolitico Thiel è andato dritto. Citando Bismarck — che nei Balcani leggeva la scintilla della Grande Guerra — avverte che oggi siamo “programmati” per credere che una stupida faccenda in Medio Oriente possa far deflagrare la Terza Guerra Mondiale. Groenlandia, Ucraina, Iran: rumori di corridoio. La vera linea di faglia è una sola: Cina contro Stati Uniti… e la partita si giocherà tutta sul campo dell’AI.

Ne deriva che, in occidente, chi si oppone allo sviluppo dell’AI favorisca il nemico (non lo ha detto in modo esplicito, ma il succo era quello). Thiel sostiene che le presidenziali americane del 2028 vedranno sfidarsi due candidati, per l’appunto uno pro e uno contro l’uso dell’AI. Nello scenario attuale, non siamo alle porte della Terza Guerra Mondiale, bensì di una Seconda Guerra Fredda.

Il filo conduttore è il concetto di Anticristo nella società contemporanea; in sostanza, riprende i ragionamenti del suo libro “Il momento straussiano”: Leo Strauss e il fallimento della visione illuminista sull’uomo, ridotto a razionale attore economico; il pensiero moderno che ha cercato di evitare conflitti sanguinosi (come quelli della Guerra dei Trent’anni) relegando le questioni di virtù e religione alla sfera privata; la teoria mimetica di René Girard (suo prof a Stanford), anche quella del capro espiatorio, su quella violenza di fondo, del tutti contro uno, all’origine della società, e di come sia stata poi occultata e sacralizzata attraverso il mito; l’occidente in crisi valoriale e la libertà e la sicurezza come uniche bandiere da seguire e in grado di salvarci, con il benestare delle Big Tech. Ha esposto come l’Anticristo sia collegato alla fine del mondo, compiendo voli pindarici partendo dall’evoluzione della conoscenza umana dall’inizio della storia. Verticalmente i temi sono chiari, ma si fa non poca difficoltà a collegarli in modo fluido. Se non fosse Thiel, lo prenderemmo per un signore sconclusionato?

In buona sostanza quello del primo giorno è stato un incontro prettamente accademico, concentrato sull’aspetto gnoseologico e biblico della lezione, senza grandi colpi di scena e lo stesso Thiel è parso tutto sommato pacato, ha tentato di essere equilibrato.

GIORNO II

Ma come? Si è già spento tutto? All’indomani dell’attesissimo esordio, i pochi volti noti non si sono (ri)presentati. Son rimasti gli studenti e i professori. Il secondo incontro del nostro beniamino è un’altra acrobazia filosofica (o filosofeggiante) su come nei secoli il male si sia manifestato per buttar giù imperi. Annacquato per gli studiosi, confuso per i non avvezzi con molta probabilità: a restare sono le domande colte della platea, non le risposte boccheggianti di Thiel.

È stata la giornata degli spunti bibliografici pop. Bacon e Swift? Volumi polverosi. A far riflettere le tecnodestre cristiane è la solita trilogia tolkieniana, ma anche qualche fumetto. Watchmen di Alan Moore offre spunti congrui e interessanti, vero, ma… One Piece?!? A quanto pare la trentennale serie manga del maestro Oda sul viaggio del pirata “Cappello di paglia” non è altro che una metafora per raccontare ai giovani Gesù che sconfigge i mali del mondo. Scopriamo oggi che da quando eravamo bambini avevamo la risposta alle domande sulla vita, l’universo e il mondo rotondo sullo scaffale della cameretta… Ancora una volta, la realtà supera il meme.

A ogni modo il mantra, timidamente sussurrato, resta sempre il medesimo: la sfida è Usa contro Cina, AI a stelle e strisce vs AI draconica.

L’unico spunto della giornata arriva in zona Cesarini, quando (finalmente) viene tirato in ballo il papato. L’assist in chiusura lo serve il moderatore:

«Su La Stampa Padre Benanti ti ha criticato. Se il Vaticano ti avesse invitato a parlare di AI saresti andato?».
«Certo.».

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