THIS IS THE END, MY ONLY FRIEND

Qualche giorno fa ho letto un saggio interessante sulle tendenze ideologiche e filosofiche che stanno prendendo piede nella Silicon Valley. Vorrei soffermarmi qualche riga su quella necessità tanto sentita di massimizzare i benefici globali delle nostre azioni — e quindi di dare molta attenzione all’urgenza dei rischi esistenziali di medio e soprattutto lungo termine — che ha portato alla scuola del lungotermismo — pensiero, tra l’altro, perfettamente in sintonia con movimenti come il natalismo (corrente di ultradestra), il transumanesimo e l’esplorazione spaziale. L’autore ne traccia le fondamenta andando al sodo, «per i lungotermisti combattere la povertà, le malattie circoscritte ad alcune zone del mondo e anche la crisi climatica non sono priorità, perché, nei primi due casi, non rappresentano un rischio esistenziale, mentre nel terzo potrebbe essere più logico investire nella ricerca di un pianeta B da colonizzare» e ancora, «Il ragionamento funziona così: una vita è importante, ma dieci vite sono più importanti e cento lo sono ancora di più. Seguendo in maniera lineare questa strada, diventa di centrale importanza una sola cosa: che, un domani, il numero di vite sia il più alto possibile. L’essere umano deve di conseguenza moltiplicarsi in ogni luogo del cosmo».

E per comprendere la pericolosità di una ideologia di questo tipo è utile citare anche il filosofo Émile P. Torres, «Elevare il compimento del presunto potenziale umano al di sopra di qualunque altra cosa rischia di aumentare in maniera non trascurabile la probabilità che alcune persone reali — quelle vive oggi e nel futuro prossimo — subiscano gravi danni, compresa la morte. [Nella logica lungotermista] se anche il cambiamento climatico causasse la scomparsa di intere nazioni, scatenasse migrazioni di massa e uccidesse milioni di persone, potrebbe comunque non compromettere il nostro potenziale di lungo termine, relativo alle prossime migliaia di miliardi di anni. Se si assume una visione cosmica della situazione, anche qualora una catastrofe climatica eliminasse il 75% della popolazione sarebbe, nel grande disegno delle cose, niente più di un piccolo incidente».

Una visione davvero rincuorante insomma. Un preambolo come un altro.

GIORNO III

Secondo le scritture il terzo è il giorno della resurrezione e Peter Thiel, che la Bibbia la legge tutte le sere (sull’iPad), non poteva disattendere le aspettative. Sarà la primavera che avanza, ma il profeta digitale è più sciolto, scherzoso, vicino al pubblico che tra sé e sé pensa: «com’è (post-)umano lei!».

Mentre continua a esporre la sua guida intergalattica su come riconoscere la fine del mondo, il nostro benemerito a nove zeri ormai si trova a suo agio, arrivando addirittura a fermarsi dopo la lezione per parlare con un capannello di giovanotti in cerca di piccole risposte a grandissime domande. Non è stato da meno la sera prima, si dice, dove durante la cena a porte chiuse (esclusivissima – una quarantina d’invitati tra nobili e soliti accreditati) parrebbe aver mangiato una carbonara gloriosamente rigenerante.

Ma bando agli indugi, è giunto il momento di parlare di Papa Ratzinger, «il più grande pensatore cristiano degli ultimi cento anni», il quale prevedeva una Chiesa più piccola, umile e perseguitata, meno intrecciata con il potere mondano. Benedetto XVI ci aveva avvisati: l’Anticristo non si paleserà negli ultimi tempi (nel contesto teologico, il periodo finale della storia umana prima del ritorno di Cristo), è già tra noi e lo è sempre stato. Camaleontico, si insinua nella società cambiando forma a seconda delle epoche, col solo scopo di destabilizzare la cultura e la società, svuotandole della presenza di Dio. Per il Pontefice l’Anticristo non si presenta come male evidente, ma come progetto umano apparentemente buono e dotato di senso. È legato a una visione del mondo che esclude Dio in nome della ragione, della scienza o del progresso. Portando necessariamente tutti noi alla deriva.

Materializzandolo Thiel parla di un re filosofo che ci conosce meglio di noi stessi e che agirà sul piano politico, ma anche ideologico (wokeism) ed economico (finanza). I possibili candidati? Tra il serio e il faceto, i nomi spaziano da Bill Gates a Mamdani, dall’Imperatore Palpatine di Star Wars al solito Sauron tolkieniano. Le citazioni pop funzionano sempre, probabilmente, ma tre giorni di fila forse anche che palle. Poi, di colpo, un’idea da showman. Per riprendere l’attenzione del pubblico e sorprenderlo Thiel inizia a sventolare una banconota verde: «Questo pezzo di carta non vale nulla, eppure ha un potere enorme. Chi lo vuole?». Spoiler: nessuno, ma per fortuna il presidente dell’associazione ospitante s’è fatto avanti per togliere il visionario dall’imbarazzo.

Col senno del poi rimane aperta una questione, non liquidabile con un’alzata di spalle, ma è solo una mia modestissima domanda: un orizzonte senza Dio condurrebbe davvero e automaticamente alla dissoluzione del legame morale? L’etica, nella sua lunga storia laica — da Aristotele a Rawls — ha dimostrato di non aver bisogno di garanti soprannaturali. Così come l’empatia, che è struttura neurologica prima ancora che comandamento, e la civiltà, che è patto tra viventi, non promessa tra un uomo e il suo creatore. Per carità, è il minore dei problemi a questo punto.

GIORNO IV

Quarto e ultimo incontro, il mood è sempre quello di una lezione universitaria a cui speri che si presenti l’assistente brillante e non il professore prolisso.

Quanto spesso pensa all’impero romano Peter Thiel secondo voi? Davvero tanto. Sicuramente troppo. L’impero di Ottaviano ha cambiato il mondo e gettato le basi del moderno occidente e dato che i romani contemporanei non hanno più l’ambizione di estendere il loro dominio oltre il raccordo anulare, chi potrà raccogliere lo scettro? Qualcuno con “superpoteri” militari, finanziari e ideologico-spirituali. Ci hanno provato gli inglesi nel loro momento di massimo splendore, fallendo. Mi spiace non sorprendere, ma la scelta di Thiel ricade guarda caso proprio sugli Stati Uniti. Thiel dubita che la Cina possa diventare il nuovo Impero Romano perché non vuole una valuta di riserva globale (per non perdere il controllo interno) e manca di una missione ideologica carismatica universale.

In sostanza, gli Usa sono l’ultimo grande impero e con la loro fine collasserebbe l’occidente e, di conseguenza, il mondo intero. Eccoci. Il grande messaggio di uno degli uomini più potenti di questa epoca è tutto qua: americani buoni, cinesi cattivi; o con noi, o con loro. Lo stesso concetto che si leggeva fra le righe nei giorni precedenti semplicemente portato all’esasperazione.

Per fortuna, però, che nel Q&A Thiel non si è risparmiato nel raccontare la sua visione su alcuni protagonisti del momento:

  • Usa: l’ultima speranza. Ancora. Solo loro possono sconfiggere l’Anticristo, ma anche generarlo.
  • Trump: l’ultimo katéchon, la forza che tiene a bada l’Anticristo (dunque un qualunque candidato democratico contrario all’IA)… il che è interessante visto che Thiel identifica nell’accidia il vero pericolo moderno. L’apocalisse non è un destino segnato, ma una sfida alla libertà umana: bisogna agire nel presente per deviare la rotta verso il totalitarismo o la distruzione. Qualcosa non quadrava, ma evidentemente i presenti avevano voglia che la giornata finisse in fretta e hanno preferito applaudire.
  • Cina: l’URSS contemporanea. Il grande nemico, nonostante non sia una potenza egemone nemmeno a casa sua e non abbia il potere persuasivo della Russia novecentesca (Peter, deciditi!);
  • Covid: un’arma biologica di quelli sopra.

Insomma, cosa resta di questi quattro giorni? Un guanto di sfida lanciato al Vaticano, unica certezza, e qualche dubbio sulla reale “visione” del padre di PayPal. È nato prima il piano di Thiel o gli spunti filosofico-religiosi con cui prova a giustificarlo? Molte riflessioni sono anche condivisibili, qualcuna meno, ma pur sempre affascinante… il dramma nasce dal tentativo di unire tutto senza soluzione di continuità girando attorno a quattro o cinque pilastri che sono gli stessi del 2003 e che lanciano nel futuro, con il piglio di chi ci vede lunghissimo, un’idea innovativa e salvifica… Trump.

Va be’, sarà.

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